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THE SURVIVAL GUIDE TO BMB PREMESSA
Fare un film costa un sacco, sia in termini di fatiche che di soldi.
Un film commerciale a basso budget costa qualche milione di euro, uno
considerato “zero budget” si può attestare sui due-trecentomila
euro. E si tratta pur sempre di film pieni di limiti realizzativi. Intendiamoci: giocare a fare un film è una cosa terribilimente seria, non un'attività estemporanea. Peter Jackson ha esordito con un film splatter (Bad Taste) realizzato con gli amici e una 16mm Bolex, Sam Raimi ha trovato un produttore per La Casa realizzando un corto casalingo. Gli americani hanno coniato un termine per indicare le opere realizzate in quest'ottica, definendole trash. Ci piace pensare che questo termine - letteralmente “spazzatura” - si riferisca al fatto che si tratta di opere realizzate riciclando tutto ciò che viene scartato dall'industria, e non sia invece riferito al posto dove dovrebbero finire le opere stesse. Inoltre trash (termine che qui utilizzeremo nella sua accezione originaria e non - come si usa in Italia - per indicare fenomeni kitsch come Platinette e i film di Alvaro Vitali) non significa schifezza inguardabile. L'equazione “più soldi = film migliore” non è scontata, Michael Bay (Armageddon) lo ha dimostrato per assurdo realizzando film inguardabili con budget enormi e attori della madonna, e di questo lo ringraziamo. Peraltro, la capacità di superare i propri limiti è caratteristica e motivo di orgoglio dell'autore trash. I limiti tecnici possono essere spesso superati con un po' di fantasia e ingegno: in 25 Aprile Luciano Merighi ha raccontato un attacco alieno in stile Indipendence Day, mostrando un assalto di carabinieri a bordo di dirigibili contro un gigantesco disco volante, e l'unico attore/regista/operatore era lui stesso, che si riprendeva con una videocamera montata su un cavalletto. I Maledetti, vincitore del Premio Kerowa e del Premio Pomodoro al BMB 2005, raccontava un epico scontro tra Stalin, Hitler e il Papa, in cui alla fine arrivava nientemeno che Gesù Cristo. In un caso ci si aiutava con effetti digitali casalinghi, nell'altro con una colonna sonora azzeccata e una buona regia, ma in entrambi i casi è stata fondamentale una fortissima dose di humour. Non dimentichiamoci che stiamo giocando (perlomeno finché non squillerà il telefono e un produttore miliardario non ci proporrà un contratto e una villa a Beverly Hills), e quando si gioca - lo sanno anche i bambini - non ci si può prendere sul serio. Un bambino che giocando alla guerra uccidesse di proposito un coetaneo sarebbe da internare, così come sarebbe da internare un filmmaker che pretendesse di rifare Shining con una videocamera e sua sorella come protagonista. È inutile che ce la raccontiamo: un film difficilmente può suscitare emozioni complesse quali paura, dolore e tensione se non è realizzato in maniera più che impeccabile, e se non lo è risulta immancabilmente ridicolo o - peggio - noioso. Lo humour invece è parte integrante e forza del trash, è l'autoironia che ci ricorda che tutto è solo un gioco, è l'alleato prezioso del filmaker povero e la molla che spinge il pubblico a riempire la sala del BMB. Soprattutto, è una cosa che i film miliardari non si possono più permettere. E allora, perché non approfittarne? |